giovedì 16 marzo 2017

La Vierge (Argentière) - *F'estival*

Quando le giornate tardo invernali si presentano con cielo azzurro, assenza di vento e zero termico a 3000 m circa, la scelta di scalare su roccia nel bacino di Argentière risulta sempre vincente. Con queste condizioni si possono scalare in giornata itinerari che in estate richiederebbero lunghi avvicinamenti e noiosissimi rientri a piedi: ora invece la pista battuta fino ad Argentière permette di non essere vincolati agli orari degli impianti di risalita e di scendere con gli sci quasi 2000 metri di dislivello in poco tempo (per la gioia delle ginocchia).
Oggi abbiamo scalato l'itinerario più a sinistra della parete, che si articola indicativamente sullo spigolo a sinistra della classica *Bettembourg*: si tratta di *F'estival* (240 m, ED, 6c max, 6b obbl.), firmato Amstutz-Vogler 1990. Tra le vie finora salite su questo bel pinnacolo che sovrasta il Glacier du Milieu, questa si colloca un poco al di sotto delle altre due che ho salito negli anni passati (*Reve de singe* e *Une saison en enfer*); questione di gusti.
La via si trova nello stato originale di chiodatura: fix in perfetto Vogler-style e fessure facilmente proteggibili con una serie di friend. Interessante notare come i fix zincati Simond da 10 mm piantati quasi 30 anni fa siano ancora praticamente nuovi, soprattutto quelli del traverso sotto il tetto dell'ultimo tiro!

Materiale: 2 corde da 50 m, 8 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud, anche se l'ultimo tiro è esposto a sud ovest. In questa stagione, non aver paura di partire in tarda mattinata per poter beneficiare al meglio dell’irradiazione solare del pomeriggio nella parte alta.
Avvicinamento: in poco più di un’ora dalla stazione superiore della funivia dei Grands Montets.
Discesa: in doppia lungo la via e poi utilizzando le soste di *Reve de singe* (vedi topo).

Il topo della via.
Secondo tiro.
Terzo tiro, molto bello, sul filo dello spigolo.
Quinto tiro: una piccola deviazione nel diedro di destra, che si abbandona dopo pochi (facili) incastri.
Settimo tiro, bello e ingegnoso, per andare a congiungersi con gli ultimi metri di *Reve de singe*.
Ultimi metri della via: granito rosso!
Selfie in cima alla Vierge mod. 2.0... per il drone non siamo ancora organizzati :-)
E dopo una bella scalata... una bella sciata di quasi 2000 m D- fino ad Argentière!
Ultimo sguardo verso l'alto: la Vierge si trova quasi al centro della foto.

domenica 26 febbraio 2017

Contreforts de la Crevasse - *Mission possible*

Più volte osservata scendendo dal Gran San Bernardo, la parete dei Contreforts de la Crevasse sovrasta direttamente l'abitato di Sembrancher, a poca distanza da Verbier e a circa un'ora di macchina da Aosta. L'aspetto non è dei più invitanti; in passato mi ero chiesto se qualcuno avesse avuto il coraggio di curiosare tra le pieghe di quella roccia scistosa. Ho avuto la risposta solo dopo un po' di anni, quando sono venuto in possesso del topo "Entremont escalades" di O. Roduit: esistono ben tre itinerari moderni di arrampicata, attrezzati proprio dall'autore della guida. Due di questi si trovano nella parte bassa, a destra; uno invece si spinge nella parte alta a sinistra con difficoltà relativamente "facili" sulla carta. Si tratta di *Mission possible* (320 m, 6c max, 6b obbl.), che si articola in dieci lunghezze quasi sempre diagonali, alla ricerca della roccia migliore. Va detto che, nonostante l'apprezzabile grosso lavoro di pulizia e di attrezzatura completa a fix da 10 mm, rimane comunque un itinerario più "alpinistico" che "sportivo", ideale per esercitarsi in relativa sicurezza a scalare su terreno delicato e sviluppare la sensibilità nei confronti degli appigli di dubbia tenuta. Il concetto di plaisir qui è riconducibile solo alla distanza tra le protezioni ;-)
L'ambiente non manca di sicuro, nonostante il contesto urbano di Sembrancher; si scala sufficientemente in alto per dimenticare i capannoni del fondo valle ed apprezzare lo scenario delle montagne del Vallese.

Materiale: 2 corde da 60 m, 13 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest.
Avvicinamento: in meno di un'ora dalla strada che collega Sembrancher al Col des Planches. Terreno ripido e talvolta esposto, agevolato comunque da ometti, bolli rossi e un breve tratto di catene.
Discesa: in doppia lungo la via. Molte calate diagonali.

Un tratto attrezzato con catene lungo l'avvicinamento.
Ancora un'immagine dell'avvicinamento: breve ma delicato.
Secondo tiro, con vista sui terribili scisti del primo tiro.
Arrivo in sosta sul terzo tiro.
Sesto tiro, in obliquo verso sinistra... come del resto quasi tutta la via.
Ottavo tiro.
Nono tiro, la roccia migliora.
Partenza del decimo tiro, bello.
Ale mi raggiunge al termine della via, con lo sfondo di Sembrancher... non propriamente bucolico :-)
Vista dal basso della parete: in rosso tratteggiato è indicato il tracciato della via. Anche se non sembra, sono più di 300 m di sviluppo.

lunedì 16 gennaio 2017

Vallone di Clavalité - *Colombia papas*

Vallone di Clavalité: poco conosciuto dagli escursionisti ma ancor più dalla maggior parte dei ghiacciatori. I motivi di tale "insuccesso" sono molteplici. Le cascate della parte alta diventano lontanissime da raggiungere in presenza di neve sulla strada (oltre che pericolose in caso di manto nevoso instabile); quelle della parte bassa, situate ad Est, soffrono della bassa quota e dell'irraggiamento solare. Quando le condizioni sono propizie - con freddo intenso e prolungato - si formano però delle autentiche perle come *Minosse* e *Voglia di oriente*: cascatisti avvisati!
Al termine del grande pianoro che dà il nome al vallone restava da salire una linea molto bella, "protetta" però da un primo tiro non proprio semplice: un grande strapiombo da cui pende quasi sempre una stalattite. Complice una visita nella parte alta del Vallone per cercare di mettere ordine tra le cascate relazionate su "Effimeri barbagli", guardando la cascata in questione mi è venuta voglia di verificare la presenza di una linea scalabile per raggiungere il nastro ghiacciato soprastante.
Pochi giorni dopo ero alla base e, dopo due ore di carpenteria dal basso con il trapano cercando di posizionare i fix su porzioni rocciose solide e con un senso per la scalata in libera, è nato il primo tiro... su cui Marco ed io ci siamo subito impegnati per cercare la giusta combinazione di agganci (naturali). Le giornate corte ci hanno poi suggerito un rientro a casa, rimandandando al giorno dopo la salita completa della linea, che abbiamo portato a termine in tre con Alessandra. Tornati alla base ci sarebbe stato tutto il tempo per provare a salire in libera il primo tiro ma le temperature tropicali hanno fatto disgregare uno degli ultimi agganci della sezione più strapiombante: un sasso incastrato tenuto in situ da muschio e terra gelata. Non abbiamo insistito per non rovinare ulteriormente la parete e soprattutto per non rischiare di tirarci addosso blocchi pericolosi. Tutto rimandato al ritorno delle temperature più rigide, che fortunatamente non si sono fatte aspettare troppo.
Nel frattempo però una nevicata aveva allungato di un'oretta l'avvicinamento... questione di non farsi scoraggiare e di convincersi che un po' di pelli di foca avrebbe giovato alla circolazione del sangue. Il freddo, come era prevedibile, ha svolto egregiamente la sua funzione "collante" e ha permesso così a Marco e al sottoscritto di scalare al primo giro questa bella - almeno per noi - linea senza mai appenderci alla corda... DTS style ;-)
 *Colombia papas* (150 m, M9+, WI5) è il nome con cui l'abbiamo battezzata e di seguito riporto la relazione nelle condizioni della prima salita completa, il 12 gennaio insieme a Marco e Alessandra:
L1: 30 m, M9+, 11 fix + viti da ghiaccio e qualche friend piccolo, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L2: 15 m, WI3, viti da ghiaccio, sosta su ghiaccio dietro alla colonna in alto a sinistra;
L3: 15 m, WI6, 2 fix + viti da ghiaccio, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L4: 60 m, WI4, viti da ghiaccio, sosta su albero in alto a destra (cordone).

Per quanto riguarda lo storico della cascata, negli ultimi vent'anni il free standing del primo tiro si è consolidato una sola volta ma non è mai stato salito. Inutile dire che si tratta di una delle colonne più belle della Valle d'Aosta: 30 metri di salto verticale, staccato 6/8 metri dalla roccia! La parte alta invece si forma regolarmente negli inverni mediamente freddi. Il salto centrale si presenta normalmente come un bel sigaro di WI5.
Una breve nota infine sull'origine del nome. Si tratta di una simpatica allusione a... qualcosa/qualcuno che ha a che fare con la Colombia. E qui mi fermo, lasciando libero spazio alla fantasia. Se proprio l'immaginazione è scarsa, chiedete a Elio Bonfanti (il vero motore dell'ispirazione per questa salita): saprà sicuramente fornire gli elementi per una rapida risoluzione del rebus ;-)

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 corda di servizio, 12 rinvii, friends da #.1 a #.3 X4 BD, viti da ghiaccio.
Esposizione: ENE ad una quota di circa 1600 metri.
Avvicinamento: circa 40 minuti a piedi dal divieto situato prima della discesa che porta al pianoro di Clavalité. In presenza di neve la strada è chiusa a Lovignana (1162 m), da dove occorre calcolare circa 1.15 ore con gli sci fino alla base.
Discesa: in doppia lungo la via.

Il topo della via.
Marco ripassa i movimenti della via che ha schematizzato su un foglio.
Marco impegnato sul primo tiro.
L'uscita su ghiaccio del primo tiro, attualmente, è più impegnativa del previsto...
Primi metri verticali del primo tiro (foto M. Farina).
Dopo la prima sezione verticale, inizia il grande strapiombo
con un passo d'ingresso delicato da impostare (foto M. Farina).
Vista d'insieme sul primo tiro: fantastico! (foto M. Farina).
Terreno molto strapiombante sul primo tiro (foto M. Farina).
Secondo tiro corto fino alla base della colonna successiva (foto A. Gianatti).
Nelle attuali condizioni, la colonna a metà della cascata non è completamente formata
obbligandoci a fare un piccolo volteggio su una tenda di ghiaccio.
Ultimo tiro della cascata per Marco: finalmente un po' di ghiaccio "classico" per rilassarci ;-)
Un ultimo sguardo verso la cascata appena salita: nulla da invidiare alle più famose linee della Valeille!

venerdì 6 gennaio 2017

Valsavarenche - *I gufi sono morti*

È un film già visto. Come la stagione scorsa, anche questa non è iniziata nel migliore dei modi per l'arrampicata su ghiaccio (e per lo sci...). Ciò nonostante, qualche piccola novità non è sfuggita agli occhi attenti dei superlocals che hanno saputo interpretare al meglio quello che la natura offriva loro. Nello specifico, sono stati aperti alcuni corti itinerari di dry-tooling che ampliano la già interessante offerta della Valsavarenche. La più recente e probabilmente più interessante si trova all'estrema sinistra del settore "Mission impossible": *I gufi sono morti* (60 m, M8+ max) nata nei primi giorni del 2017 per mano di Marco Bernardi e Marco Farina, quest'ultimo autore anche della prima salita in libera pochi giorni dopo.
Si tratta di una via di due tiri con andamento obliquo da destra verso sinistra. Il primo tiro affronta un tratto ghiacciato che si assottiglia man mano per lasciare spazio ad una fessura ben proteggibile con protezioni veloci; nessun materiale in posto, sosta su due fix. Il secondo è nettamente più difficile e offre un perfetto condensato di forza e tecnica con almeno otto piazzamenti di piccozza rovescia con appoggi non proprio netti, per finire su un sigaro verticale corto ma delicato; fix e chiodi in posto, sosta su albero con cordino e moschettone.
La seconda lunghezza è interamente chiodata e consente di spingere in tutta tranquillità l'arrampicata libera... che però non risulta così evidente a vista. Dopo un giro di perlustrazione, come sempre, risulta tutto più semplice ma in questo caso - in considerazione di alcuni agganci non proprio netti - la caduta non è da escludere fino alla fine anche conoscendo il tiro.
Oggi con un pizzico di fortuna sono riuscito a scalare in bello stile al secondo giro... evitando così di rifarne un altro passando dal primo tiro ;-)
Considerazioni tecniche e personali a parte, si tratta di un itinerario interessante che serpeggia all'interno delle pieghe della parete alla ricerca di una linea logica e naturale; sicuramente un ottimo riscaldamento prima di affrontare le vie nettamente più difficili che si trovano poco a destra.

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii, 3 viti da ghiaccio, friends da #.5 a #1 C4 BD.
Esposizione: Est, sole al mattino.
Avvicinamento: 5 minuti dal parcheggio del Rifugio Chabod.
Discesa: una doppia da 30 m dall'albero sommitale (cordino+moschettone).

Il topo della via.
Primi metri del primo tiro su ghiaccio.
Ale si diverte sul traverso del primo tiro (M5).
Arrivo in sosta sul primo tiro... meglio scalare con le mani ;-)
Al termine del lungo traverso su roccia, si raggiunge un piccolo sigaro che permette di uscire verso l'alto (M8+).
Ultimi metri del secondo tiro.

lunedì 31 ottobre 2016

Sardegna climbing tour autunno '16

Ultimo tiro di *Nuvolari* (7a+) sulla bella parete di S'Orcu, nella Codula di Luna.
La visita primaverile in Sardegna non aveva fatto altro che stuzzicare l'appetito... infatti siamo tornati ad ottobre per continuare l'esplorazione delle pareti sarde. La causa scatenante di cotanto interesse però è da ricercarsi nella pubblicazione della recente guida di Maurizio Oviglia sulle vie trad e multipitches sull'isola: una risorsa interessantissima, tutta da scoprire e da gustare. Me ne ero già accorto nel 2004 quando, con Anna Torretta, avevo aperto una via sulla bella parete di Orronnoro (*Issalada 'e purpos*, 350 m, 7b+ max, 6b+ obbl.) ma per vari motivi non ero più tornato sull'isola a scalare. Ora, con l'edizione dedicata di "Pietra di Luna", è possibile fantasticare su vie che si trovavano relazionate qua e là sul web oppure di cui non si conosceva neppure l'esistenza.
Durante questo soggiorno sono riuscito a tornare sulla via, a distanza di 12 anni, per controllare lo stato di ossidazione dei fix inox, che sono risultati ancora in buono stato: ne ho solo sostituiti alcuni sul secondo tiro dove la roccia è più rossa, anche se non destavano particolari preoccupazioni. Per il resto, mi sono limitato a cambiare i cordoni delle soste. La via è quindi ancora percorribile in tutta serenità (almeno per i prossimi 10 anni...). Ho anche approfittato dell'occasione per salire in libera la lunghezza più impegnativa, che durante l'apertura non avevamo avuto il tempo di liberare. La difficoltà stimata di 7b+ era poi stata confermata da S. Sarti durante una parziale ripetizione della via e recentemente da M. Oviglia durante una bella salita onsight. Numeri e prestazioni a parte, si tratta di un tiro molto estetico e logico, su roccia fantastica e perfettamente chiodato in stile falesia. Anche il resto della via non è da meno; le difficoltà rimangono costanti tra il 6b e il 6c e la roccia è sempre compatta e varia: gocce, tacche, fessure... c'è di tutto.
Naturalmente siamo andati anche a curiosare altre pareti, sempre selvagge e solitarie: nel Supramonte si ha praticamente la certezza di arrampicare da soli! Siamo stati a Gorroppeddu, a S'Orcu (Codula di Luna), all'Aguglia di Goloritzé e a Jurassic Park, senza tralasciare qualche puntata in falesia a Jerzu e a Ulassai. Qui, per la cronaca, sono riuscito a salire il mio primo 7c onsight, pure posizionando i rinvii (*Zitto e tira*, settore Canyon): sorgerebbero spontanee alcune riflessioni... ma è proprio necessario disquisire sulla correttezza dei gradi in arrampicata? ;-) Una cosa è certa, nel Canyon di Ulassai c'è mediamente uniformità tra le gradazioni (molto Siurana-style), che però non possono essere correlate con quelle di Jerzu o semplicemente di Lecorci, per rimanere a poche centinaia di metri di distanza. Come al solito, numeri a parte, arrampicare su queste vie è sempre un piacere.
Maggiori info e dettagli, nell'album fotografico.