sabato 10 giugno 2017

Pilier des Trois Pointes - *Totem*


L'attaco di *Totem* si raggiunge con un breve traverso verso destra dalla S3 di *Toboggan*.
"Une des toutes belle voies du massif...": così viene descritta da Michel Piola la sua via sul Pilier des Trois Pointes, *Totem* (350 m, ED+, 7a max, 6c obbl.). È vero che - come dicono i partenopei -  "ogni scarrafone è bello a mamma sua" ma in questo caso il giudizio positivo è ampiamente meritato. Peccato che le poche ripetizioni non le rendano giustizia.
L'itinerario oppone mediamente difficoltà attorno al 6b/+ con due lunghezze un po' più impegnative (7a). Si tratta di un'arrampicata molto varia lungo fessurine da incastro di dita e placche più o meno appoggiate; l'impegno fisico non è importante, cosa che facilita la scalata visto che si esce a più di 3800 metri di quota. Le sezioni più difficili sono su tacche micro e appoggi minimi... meglio avere scarpette di fiducia (o dita d'acciaio) :-) La roccia è ovunque perfetta, grigia sui primi tre tiri poi granito rosso fino in cima. L'attacco originale è altamente sconsigliato (crollo) pertanto si seguono le prime tre lunghezze di *Toboggan*, che conducono all'altezza della sezione più interessante di *Totem*. Con un facile traverso verso destra, si raggiunge il terrazzo di partenza: sosta possibile sul primo fix del tiro successivo. La via si conclude intersecandosi su *Toboggan*, aperta due anni prima dallo stesso Piola con P.-A. Steiner, a tre tiri dalla cima del Pilier.
Probabilmente la logistica migliore per percorrere questa (o altre vie) prevede la partenza presto dal Rifugio Torino, in considerazione dell'esposizione Est e della terminale non sempre semplice da passare; meglio affrontarla con un buon rigelo. La lunghezza della via inoltre non lascia molte possibilità di riuscire a percorrerla in giornata con la prima/ultima funivia... salvo per cordate molto veloci (e possibilmente con gli sci). Attualmente la prima funivia parte alle 7.30.
Oggi, beneficiando di un clima perfetto (caldo ma leggermente ventilato) siamo riusciti a scalare tutta la via in bello stile e con un timing perfetto per riuscire a tornare alle 16.30 a Punta Helbronner... questione di aver fortuna e non incastrare le corde in discesa ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD, 1 set di Tricam Evo.
Esposizione: Est.
Avvicinamento: nelle attuali condizioni, in circa un'oretta con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo la via oppure, dopo la congiunzione con *Toboggan*, lungo quest'ultima (ancoraggi più recenti). In entrambi i casi, calate piuttosto soggette a rischio incastro.

martedì 25 aprile 2017

Gorges du Verdon


Le pareti delle Gorges du Verdon.
Ogni scalatore appassionato dovrebbe recarsi almeno una volta nelle Gorges du Verdon per assaporare l'essenza dell'arrampicata libera sportiva. Sono tanti i motivi che spingono qui e non altrove: principalmente l'eccezionale concentrazione di belle vie in un ambiente unico.
Dalla Valle d'Aosta non è proprio dietro l'angolo ma il viaggio vale veramente la pena. La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori; quest'anno optiamo per la prima soluzione. C'è da dire poi che nelle Gorges si può scalare su tutte le esposizioni... praticamente tutto l'anno.
Il primo giorno, dopo il viaggio, ci siamo subito catapultati su un "monumento del Verdon" come dice giustamente la topoguida. Sono solo tre tiri ma di assoluta bellezza oltre che di valore storico: *L'ange en décomposition* (100 m 7a max, 6c obbl.). Ho sempre avuto un certo timore reverenziale nei confronti di questa linea, descritta da molti come ormai quasi inscalabile a causa della roccia consumata. Meglio andare a verificare di persona. Primo tiro ok, non facile ma neppure difficile. Il secondo è the pitch... Purtroppo, dopo aver superato la prima sezione più impegnativa mi sono dimenticato che in Verdon l'utilizzo del pollice è fondamentale per tenere le prese, ghisandomi oltremodo in un moschettonaggio e rovinando stupidamente l'onsight. Poco male. Dopo aver piazzato i rinvii sul resto del tiro, son sceso immediatamente per ripeterlo in bello stile (grazie Ale per la pazienza): troppo bello! La roccia è un po' unta, è vero... ma nulla di particolarmente esagerato da impedire la scalata. Il grado, come dice qualcuno, è relativo ;-) Estremamente relativo se si pensa all'ultimo tiro; forse però qui è la chiodatura arlequin a togliere un po' di piacere. Poco importa, le prime due lunghezze fanno sicuramente perdonare l'ultima.
Dopo aver abbattuto il primo tabù, il secondo giorno abbiamo deciso di infrangerne un altro: *L'âge de raison* (200 m, 7b max, 6c obbl.) ovvero la mitica via aperta da Patrick Berhault sulla parete dell'Imbut. Mi piaceva inoltre l'idea di ricordare così il fuoriclasse francese che ci ha lasciati esattamente 13 anni fa sul Täschhorn. Questa volta sono partito super rilassato, con la (quasi) convinzione di sbagliare i tiri più difficili... invece no! Fortunatamente (e grazie alla chiodatura impeccabile) sono riuscito a scalare onsight il primo traverso di 7b; ripeterlo sarebbe stato complicato. Trovare la motivazione per scalare bene anche il successivo 7a+ non è stato difficile: è bastato alzare gli occhi e osservare la linea del tiro. Roccia semplicemente perfetta. Il seguito è un poco più semplice (mediamente attorno al 6c/+) ma continuo e sostenuto. Via magnifica. Un saluto agli amici trentini e genovesi che ci seguivano/affiancavano ;-)
Terzo giorno: esplorazione. Non ero mai stato nella zona della Passerelle de l'Estellié e ne abbiamo approfittato salendo una via che la sovrasta sul versante ombreggiato: *Enigma* (250 m, 7a max, 6c obbl.). Tanti escursionisti, nessuno in parete. L'itinerario serpeggia alla ricerca della difficoltà omogenea e della roccia di qualità, che non manca mai. Il tracciato è un po' tortuoso ma estremamente vario e piacevole (molto f.lli Remy-style); consigliato ad una cordata omogenea... i traversi sono tanti e lunghi! Salita senza sbavature in bello stile, con menzione particolare all'ultimo tiro: una cavalcata di 55 metri che non scende mai sotto il 6c... complessivamente 7a, majeur :-)
Per l'ultimo giorno ci voleva una bella via, non troppo lunga, non troppo impegnativa; ci siamo affidati ai consigli di Andrea che l'aveva percorsa pochi giorni prima e siamo andati a vedere *Zigo zago* (160 m, 7a max, 6b+ obbl.). Si trova in un settore dell'Escalès forse poco "scenografico" ed esposto ma la qualità della roccia è ragguardevole. Le difficolà sono ben distribuite lungo il percorso e inframmezzate da tratti più facili che consentono di godersi la scalata senza ingolfarsi. L2 e L4 sono sicuramente le più estetiche nonostante presentino sezioni intense piuttosto brevi. Altra bella scalata, ideale per concludere in bellezza il mini-trip verdoniano.

giovedì 30 marzo 2017

Pointe Lachenal - *Mine de rien*

Continuano le giornate calde primaverili in quota. Ne approfittiamo per scalare una bella via di roccia sulla solare parete SE della Punta Lachenal: *Mine de rien* (200 m, ED, 6c+ max, 6b+ obbl.), opera di G. Long e R. Vogler che si sono calati dall'alto nel 1988 per attrezzare questo itinerario vicinissimo alla famosissima *Le bon filon*.
La parete, in questa stagione, è perfettamente asciutta e offre il grande vantaggio di essere praticamente deserta... a differenza della vicina goulotte *Pellissier*, presa invece d'assalto da molte cordate nella vana ricerca di ghiaccio in quota. Strano arrampicare al sole, accompagnati dal suono di piccozze e ramponi che grattano sulla roccia. Nel grande circo del Massiccio del Monte Bianco c'è spazio per tutti, a pochi metri. L'avvicinamento rapido con gli sci rende poi la giornata ancor più piacevole e completa.
Due note tecniche sulla via. Come al solito, il topo di Piola è il più preciso e affidabile.
L1: tiro molto lungo con un passo non semplice a metà protetto da un fix per superare un muretto verticale con fessurina cieca; al suo termine continuare fin contro un piccolo bombamento che si supera verso destra con l'aiuto di due provvidenziali buchi naturali. La sosta è molto a destra, in comune con *Or or* (conviene quasi sostare sul primo fix del secondo tiro, per evitare gli attriti della corda sulla lunghezza successiva).
L2: se si parte dalla sosta di *Or or* occorre allungare bene i primi due fix per evitare gli attriti della corda... il primo fix è più basso della sosta.
L3: bel tiro con due sezioni ipertecniche in placca.
L4: il tiro più bello e completo con vari passi impegnativi, prima tecnici poi di forza; in cima alla lama verticale non fermarsi a sinistra sulla sosta ben visibile (*L'age dort*) ma proseguire a destra - fix visibili - con ancora un passo tecnico per raggiungere la sosta più in alto. La sosta visibile a destra (e anche i fix) sono di *Le bon filon*. Gradato originariamente 6c... forse merita qualcosa in più.
L5: facile tiro per raggiungere la quinta sosta di *Le bon filon*, non è sicuramente 6b+ come indicato sul topo Piola.
La via originale termina qui. Si può raggiungere la cima della Punta Lachenal con un paio di tiri lungo *L'age dort* (max 7b) oppure lungo *Or or* (6c+ max).

Materiale: 2 corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: SE, si tratta di una delle pareti più calde dei Satelliti del Mont Blanc du Tacul.
Avvicinamento: in meno di un'ora con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo *Le bon filon*, situata immediatamentea a destra di *Mine de rien*.

Un ponte di neve tra Tour Ronde e Monte Bianco.
Vista d'insieme del complesso roccioso della Punta Lachenal.
Primo tiro, lungo e con un arrivo in sosta che è un vero e proprio regalo di madre natura: un piccolo bombamento che si supera (senza protezioni) utilizzando due buchi naturali.
Secondo tiro per Ale (6b+): tecnico all'inizio e fisico verso la fine.
Unica cordata di fianco a noi: Adam e Caroline George, note guide alpine di Chamonix.
Temperatura ideale per scalare su roccia in quota.
Terzo tiro (6c+): due sezioni ipertecniche in placca.
Quarto tiro (6c+): the pitch! Originariamente 6c... forse merita qualcosa in più.
Vista dall'alto sullo scudo verticale del quarto tiro.
Backstage della foto precedente (foto C. Ware George).
Ale verso la parte alta della via.
Ultimo tiro originale della via, prima di collegarsi con le vie che escono verso l'alto.
Rientro con le pelli di foca verso Punta Helbronner.
Il topo della via.

giovedì 16 marzo 2017

La Vierge (Argentière) - *F'estival*

Quando le giornate tardo invernali si presentano con cielo azzurro, assenza di vento e zero termico a 3000 m circa, la scelta di scalare su roccia nel bacino di Argentière risulta sempre vincente. Con queste condizioni si possono scalare in giornata itinerari che in estate richiederebbero lunghi avvicinamenti e noiosissimi rientri a piedi: ora invece la pista battuta fino ad Argentière permette di non essere vincolati agli orari degli impianti di risalita e di scendere con gli sci quasi 2000 metri di dislivello in poco tempo (per la gioia delle ginocchia).
Oggi abbiamo scalato l'itinerario più a sinistra della parete, che si articola indicativamente sullo spigolo a sinistra della classica *Bettembourg*: si tratta di *F'estival* (240 m, ED, 6c max, 6b obbl.), firmato Amstutz-Vogler 1990. Tra le vie finora salite su questo bel pinnacolo che sovrasta il Glacier du Milieu, questa si colloca un poco al di sotto delle altre due che ho salito negli anni passati (*Reve de singe* e *Une saison en enfer*); questione di gusti.
La via si trova nello stato originale di chiodatura: fix in perfetto Vogler-style e fessure facilmente proteggibili con una serie di friend. Interessante notare come i fix zincati Simond da 10 mm piantati quasi 30 anni fa siano ancora praticamente nuovi, soprattutto quelli del traverso sotto il tetto dell'ultimo tiro!

Materiale: 2 corde da 50 m, 8 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud, anche se l'ultimo tiro è esposto a sud ovest. In questa stagione, non aver paura di partire in tarda mattinata per poter beneficiare al meglio dell’irradiazione solare del pomeriggio nella parte alta.
Avvicinamento: in poco più di un’ora dalla stazione superiore della funivia dei Grands Montets.
Discesa: in doppia lungo la via e poi utilizzando le soste di *Reve de singe* (vedi topo).

Il topo della via.
Secondo tiro.
Terzo tiro, molto bello, sul filo dello spigolo.
Quinto tiro: una piccola deviazione nel diedro di destra, che si abbandona dopo pochi (facili) incastri.
Settimo tiro, bello e ingegnoso, per andare a congiungersi con gli ultimi metri di *Reve de singe*.
Ultimi metri della via: granito rosso!
Selfie in cima alla Vierge mod. 2.0... per il drone non siamo ancora organizzati :-)
E dopo una bella scalata... una bella sciata di quasi 2000 m D- fino ad Argentière!
Ultimo sguardo verso l'alto: la Vierge si trova quasi al centro della foto.

domenica 26 febbraio 2017

Contreforts de la Crevasse - *Mission possible*

Più volte osservata scendendo dal Gran San Bernardo, la parete dei Contreforts de la Crevasse sovrasta direttamente l'abitato di Sembrancher, a poca distanza da Verbier e a circa un'ora di macchina da Aosta. L'aspetto non è dei più invitanti; in passato mi ero chiesto se qualcuno avesse avuto il coraggio di curiosare tra le pieghe di quella roccia scistosa. Ho avuto la risposta solo dopo un po' di anni, quando sono venuto in possesso del topo "Entremont escalades" di O. Roduit: esistono ben tre itinerari moderni di arrampicata, attrezzati proprio dall'autore della guida. Due di questi si trovano nella parte bassa, a destra; uno invece si spinge nella parte alta a sinistra con difficoltà relativamente "facili" sulla carta. Si tratta di *Mission possible* (320 m, 6c max, 6b obbl.), che si articola in dieci lunghezze quasi sempre diagonali, alla ricerca della roccia migliore. Va detto che, nonostante l'apprezzabile grosso lavoro di pulizia e di attrezzatura completa a fix da 10 mm, rimane comunque un itinerario più "alpinistico" che "sportivo", ideale per esercitarsi in relativa sicurezza a scalare su terreno delicato e sviluppare la sensibilità nei confronti degli appigli di dubbia tenuta. Il concetto di plaisir qui è riconducibile solo alla distanza tra le protezioni ;-)
L'ambiente non manca di sicuro, nonostante il contesto urbano di Sembrancher; si scala sufficientemente in alto per dimenticare i capannoni del fondo valle ed apprezzare lo scenario delle montagne del Vallese.

Materiale: 2 corde da 60 m, 13 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest.
Avvicinamento: in meno di un'ora dalla strada che collega Sembrancher al Col des Planches. Terreno ripido e talvolta esposto, agevolato comunque da ometti, bolli rossi e un breve tratto di catene.
Discesa: in doppia lungo la via. Molte calate diagonali.

Un tratto attrezzato con catene lungo l'avvicinamento.
Ancora un'immagine dell'avvicinamento: breve ma delicato.
Secondo tiro, con vista sui terribili scisti del primo tiro.
Arrivo in sosta sul terzo tiro.
Sesto tiro, in obliquo verso sinistra... come del resto quasi tutta la via.
Ottavo tiro.
Nono tiro, la roccia migliora.
Partenza del decimo tiro, bello.
Ale mi raggiunge al termine della via, con lo sfondo di Sembrancher... non propriamente bucolico :-)
Vista dal basso della parete: in rosso tratteggiato è indicato il tracciato della via. Anche se non sembra, sono più di 300 m di sviluppo.